Strategie e business del settore automotive
... (continua)
I fondamentali a medio termine
Tutto bene dunque, dicevamo, per Marchionne?
Qui si innesca l’altro problema con cui dovrà confrontarsi Sergio Marchionne passando dalla fase di risanamento alla fase di sviluppo dei Brand dell’Auto. Il costo del prodotto.
Gli sforzi enormi compiuti dal management in questa direzione sono purtroppo vanificati da altrettante attenzioni alla riduzione costi attuate dalla concorrenza. Che con volumi ben maggiori del Gruppo italiano riescono ad essere più incisivi grazie alle maggiori economie di scala.
Privo di un’alleanza capace di garantirgli volumi a livello dei concorrenti su piattaforme e componenti Fiat Auto sta attuando accordi su specifici progetti industriali con l’intento di garantirsi migliore redditività.
Sarà sufficiente? Ce la farà la Casa del Lingotto a migliorare la sua redditività unitaria, riequilibrare le sue vendite su un baricentro più europeo a valorizzare i suoi straordinari Brand per tornare ad avere un ruolo da protagonista ?
Il Gruppo Italiano sta attuando un mutamento culturale epocale. Rimangono tuttavia alcune scorie di altera cultura monopolista.
Fateci conoscere la vostra opinione con valutazioni e indicazioni costruttive.
Mah, Fabio, la situazione forse è più complessa. I debiti sono rientrati ad un livello "normale". Peraltro Fiat Spa è un conglomerato dove Iveco e CNH macinano utili. Potrebbero sovvenzionare l'auto per lungo tempo, al limite rilanciandola.
Inoltre il problema non sono più i debiti ma la capacità di fare vetture, dapprima allineate ai gusti del mercato e poi di costo tale da guadagnarci qualcosa. Io penso che il problema più che i debiti possano essere le dimensioni piccole.
La Fiat è spacciata.
Un modello azzeccato serve a garantirsi la sopravvivenza per qualche tempo ancora ma non credo ci sia posto al mondo per un'azienda coperta da una tale mole di debiti e dalle dimensioni così ridotte. Riuscirà a tenersi a galla grazie alle politiche di favore che i futuri governi gli accorderanno, ma sono tutti palliativi.
Non credo che basti. La Punto lo è ma il recupero è difficile.
Il mercato in Europa è troppo segmentato. Un modello azzeccato non sarebbe sufficiente, chi è forte ha una gamma articolata con equilibrio di presenza sia nei diversi paesi che nei segmenti.
Dimenticate un aspetto fondamentale la gamma prodotti. Infatti basterebbe un modello veramente "azzeccato" per recuperare quote all'estero, il problema è che in Fiat si fanno pochi focus (ricerche di mercato sui prodotti futuri) e soprattutto troppo orientati al mercato interno.
alle 16:21
Fabio Sommantico
Avere debiti vuol dire non avere soldi per poter investire sul miglioramentro dei prodotti. L'alfa 156 è rimasta sul mercato immutata quasi dieci anni, la Punto tredici. Molti segmenti non sono stati coperti a lungo proprio perchè troppo costoso realizzare macchine destinate a "perdere" soldi.
L'appeal del brand Fiat è basso in Italia e prossimo allo zero fuori. Sono stati inanellati nel tempo una tale serie di errori da far ritenere le capacità della dirigenza assai scarse.
Quale industria al mondo avrebbe lanciato sul mercto una macchina obiettivamente oscena come la Multipla o toppato sistematicamente l'autovettura da piazzare nel segmento delle medie?
Aggiungiamoci poi che la Fiat vende assai meno di quanto facesse solo cinque anni fa e quasi tutte le vetture immatricolate appartengono a segmenti poco redditizi, senza alcuna concreta speranza di inserirsi in quelli più remunerativi. gli obiettivi sistematicamente mancati dalla Maserati, nonostante gli investimenti stanno là a dimostrarlo.
Non vedo poi perchè gli utili di Iveco e altre divisioni aziendali in attivo dovrebbero essere inghiottite nel buco nero di fiat auto. Soprattutto non credo che ne vedrebbero il motivo le banche creditrici.