Strategie e business del settore automotive
General Motors (Usa) era a un millimetro dalla cessione di Opel (Germania) alla Magna-Sberbank (Canada/Austria-Russia). Un evento internazionale. Con interessi colossali in ballo. Poco prima delle elezioni in Germania, la cancelliera tedesca Angela Merkel e i suoi simpatici commilitoni avevano aperto un suk: chi offre di più si becca Opel. Aveva vinto Magna (componenti per auto, con una liquidità spaventosa). Così la Merkel si è assicurata un sacco di voti (le elezioni le ha vinte), i sindacati si sono placati, i lavoratori erano soddisfatti, gli elettori fiduciosi.
Dopodiché GM ha cambiato idea: io il marchio Opel me lo tengo. Risultato: Magna è una furia. Il ministro dell'Economia tedesco, Rainer Bruederle, ha detto: "Sia la General Motors a fornire il grosso dei finanziamenti per il rilancio di Opel". C'è infatti il prestito da 1,5 miliardi di dollari che deve fare ritorno nelle
casse del Governoo teutonico.L'amministratore delegato di GM, Fritz Henderson, ha scritto una lettera di scuse alla Merkel.
È una guerra. Che si è sempre giocata in modo sporco, con tanta politica in mezzo. Ora sembra una battaglia corpo a corpo, con imboscate continue. D'altronde, con tanti soldini e politici protagonisti, non poteva che essere così. Tanto che neppure capisco fino in fondo le scuse di GM alla Germania. In guerra non ci si scusa.
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